Le gerarchie sono il motore della crescita

Le gerarchie aiutano a crescere. L’ho sempre pensato. Il perfezionamento e la crescita personale, a livello culturale, di rapporti sociali, di organizzazione del nostro tempo e di quello degli altri, avviene quando su di noi sentiamo delle responsabilità. Avere delle responsabilità significa che qualcuno, che ne ha più di noi, sceglie di darci fiducia e di dividere quelle responsabilità proprio con noi. Nei rapporti sociali la fiducia è moneta di scambio.

Tutti i rapporti, lavorativi, amicali, amorosi, familiari, crescono dando e ricevendo fiducia. Questa è una delle analisi più interessanti che mi hanno raccontato e che mi trovo a condividere. Se non ti fidi di tuo figlio di 2 anni che muove i primi passi dal divano alla televisione, lui non sentirà mai che gli stai concedendo fiducia e non camminerà mai. Se hai sempre paura che lo stagista sbagli il lavoro che gli assegni e lo osservi costantemente proiettando un’ombra su di lui, non sentirà mai il peso delle responsabilità, la possibilità di rappresentare una delusione, di incassare una sconfitta per un errore commesso e di conseguenza non crescerà mai.

La fiducia però va di pari passo con le gerarchie. Perché si muove a cascata. È una moneta di scambio. È un valore virtuale che si accompagna alle responsabilità. Più le persone si fidano di noi, più ci attribuiscono dei ruoli di responsabilità. Più sentiamo queste responsabilità più siamo portati a dare il massimo per non deluderle e a fare lo stesso con chi abbiamo sotto di noi.

Quando entri negli scout impari subito che le gerarchie ci sono e sono anche ben chiare. Sembra assurdo ma già ai lupetti, con le sestiglie, e poi in reparto, con le squadriglie, i ruoli sono definiti e le etichette non hanno mezzi termini. C’è il capo, il vice-capo, il terzo, gli squadriglieri e i novizi. Brutto no? Sei l’ultimo arrivato e ti affibbiano anche un’etichetta. Si direbbe che tutto ciò è l’antitesi della democrazia. Pensa che vivi un’esperienza del genere ed hai solo 10 anni, forse meno. Eppure tutto ciò esiste, perché le gerarchie stimolano la formazione personale. Quando sei novizio, non vedi l’ora di dare del tuo meglio per avere i compiti e le responsabilità dello squadrigliere. Quando sei squadrigliere cerchi di dare il massimo per migliorarti e assumere al più presto il ruolo di vice. Fino ad arrivare al capo, hai dietro di te 7 o 8 persone, che si muovono in fila indiana. Dove tu vai, vanno loro. Se c’è da prendere una decisione gli occhi dei piccoli guardano te. Cresci mostrandoti forte, sei il portavoce, sei quello che ha diritto di parole, ti occupi delle cose più di responsabilità, ma dividi la fiducia nei confronti di tutti, solo così riuscirai a sbrigare tutte le faccende, solo così cresceranno tutti. E nel frattempo da capo squadriglia, senti su di te gli occhi dei capi reparto, che ti osservano e ti ritengono responsabile delle azioni di tutta la squadriglia.

In questo ecosistema, inoltre, il più piccolo vive il tempo della scoperta, deve fare poco ma lo deve fare bene. Ha il modo di scoprire, conoscere, imparare, domandare. Magari si occupa soltanto di raccogliere legna per il fuoco, ma si impegnerà al massimo. Così come ci sarà chi, con più responsabilità, si occuperà di cucinare e lo farà dando del suo meglio.

Le gerarchie hanno bisogno di fiducia, almeno quanto hanno bisogno di verifiche. Ho già scritto qui dell’utilità delle verifiche nel team. Se ti assegno un compito di responsabilità, ti lascio lavorare per la tua strada, ti do la mia fiducia che tu senti come un bene prezioso da non perdere, è giusto — anzi doveroso — anche tornare da te per chiederti conto dei compiti assegnati. In quel caso complimentarmi con te per un’ottima riuscita, ma anche riprendendoti per un fallimento.

Il succo della faccenda è che resto fermamente convinto che è una dolce favola quella dell’ambiente lavorativo dove tutti sono allo stesso livello. Non solo perché non è realizzabile, visto che responsabilità e compiti sono diversi — oltre a paghe e background —  ma perché non innesca quel naturale meccanismo di crescita personale che le gerarchie stimolano. Purtroppo, nel mondo del lavoro, ci sarà sempre chi dovrà dare degli ordini e chi dovrà riceverli ed eseguirli. Chi ordina è più stronzo? No, perché rispetto a chi riceve ordini poi ha necessariamente su di sé le responsabilità del fallimento. Chi ha il timone della nave ha oneri e onori. Complimenti se ha guidato bene l’equipaggio. Rimproveri se ha commesso errori e deluso la fiducia di chi gliel’ha data.

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