Un blog? Sì, un blog.

Un blog? Sì, un blog.

È il 2019, l’era dei blog è finita da tempo. L’era delle parole, però, quella non è finita.

Mi sto accorgendo di come scriviamo sempre di più nelle nostre vite, ma scriviamo sempre di meno. Parole accostate, giustapposte, non legate. Stiamo perdendo la punteggiatura, gli articoli, i pronomi relativi. Nel flusso delle nostre chat siamo sempre più con le dita sulla tastiera, ma forse sempre meno predisposti — e disposti — a scrivere in modo corretto, a formulare frasi complesse, a usare le parole appropriate. Almeno così è per me.

Da tempo penso che in questo mio sito possa trovare spazio un blog, una raccolta di pensieri sparsi, di riflessioni che i social non sono adatte ad accogliere, ma allo stesso tempo che dai social vorrei tener fuori. Infatti non mi aspetto che nessuno legga queste parole, come non farò nulla affinché questo accada. Scriverò per me, per rompere la pigrizia e buttare giù tutto ciò che mi passa per la mente e che mi piacerebbe trovi spazio in qualche riga.

Non mi sono dato delle regole. Non ho scadenze. Non ho routine. Non ho argomenti prediletti. Non so che cosa succederà. Lo scoprirà strada facendo.

Comincio oggi, quello che sarà lo vedrò col tempo. Si parlerà magari di politica, magari di attualità, di televisione, di me. Semplicemente non so niente e non mi aspetto niente. Saranno esercizi di scrittura utili a far muovere la mente e a sforzarmi di mettere le dita sulla tastiera per dargli vita. Magari sarà un tentativo fallito. Forse dopo questo primo articolo la pagina rimarrà vuota per sempre. O forse no. 

Sì, un blog.

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