Come i Ferragnez hanno rivoluzionato il Social Media Management

Se nella tua carriera professionale hai ricoperto il ruolo di Social Media Manager anche solo per un mese, questo è il tuo momento. “Tutti ti cercano, tutti ti vogliono”. Basta aprire LinkedIn per accorgerti della quantità di offerte di lavoro destinate ai Social Media Manager, a chi cioè si occupa proprio di gestire le pagine social per brand, aziende o per persone, magari appartenenti al mondo dello spettacolo.

Necessariamente mi sono chiesto il perché e sono finito a confrontarmi con chi c’è passato come me, amici ed ex colleghi tutti accomunati dalla stessa mansione in calce alle mail. Ma anche tutti uniti da una generale sofferenza per una dinamica — quella dei social gestiti da terzi — che sembra essere al limite.

Ma cosa ci ha portato così repentinamente a guardare con occhi totalmente diversi questo mondo? Solamente 5 anni fa, in università, i professori ce lo raccontavano come il mestiere del futuro, come un mantra necessario e del quale non si potesse fare a meno. Invece, oggi siamo qui, stanchi, che ne osserviamo il suo inesorabile andare.

Noi SMM* [vedi glossario in fondo] ci siamo illusi di poterlo dominare quel mondo e invece ora ci guardiamo e ci sentiamo impotenti. Impotenti davanti al social che per inerzia va… anche senza il nostro lavoro. Noi che eravamo convinti di poter dominare le KPI*, sicuri di poter creare il contenuto più performante, più ingaggiante*, più catchy*, più funny* e invece…a un certo punto, come genitori distratti, apriamo gli occhi e scopriamo che quel figlio adolescente è oggi adulto e cammina con le sue gambe, anche senza di noi. 

L’accelerazione fondamentale a quell’inerzia l’hanno data loro, ancora una volta: i Ferragnez. Inconsci di tutto hanno fatto un’altra rivoluzione, quella delle “narrazioni” social. Mentre noi cercavamo di raccontare i nostri clienti perfetti, sempre innovativi, pieni di contenuti di valore e di spessore, ogni giorno dediti ad attività nuove, con un vestito originale, un maglione cambiato, un concetto diverso… loro rivoluzionavano tutto. Loro si fotografavano sul divano con la tuta di sempre, postavano foto brutte, pubblicavano anche le sbavature in una vita patinata che “credevamo” fosse reale…ma che semplicemente reale non era. Hanno spostato quel confine più in là. Rompendo così l’illusione che ce li raccontava perfetti, “incelofanati”. 

Fedez e Chiara hanno — controtendenza — urlato al mondo che la vita delle star è più normale della tua. 

Così Chiara tossisce dopo un tiro di narghilè, si arrabbia per una stories in un momento poco adatto o piange davanti al Re Leone, [film che tra l’altro guardano all’infinito come chiunque abbia un bambino sotto i 3 anni]. 

Fedez scoppia in un pianto privo di vergogna con Vittoria in braccio, passa le giornate davanti alla PlayStation, si sveglia tardi, cerca il sonno mentre Leone reclama attenzioni…come qualunque famiglia normale, dove un papà si ritaglia le ore di riposo dopo una notte sveglio.

Il risultato? Il risultato è che il resto del mondo è crollato. Quello che brand e vip raccontavano come “la vita vera”, al confronto coi Ferragnez, è un mondo fatto di finzione. Ciò che tutti credevamo “spontaneo”, non basta più. Il pubblico ha perfezionato i gusti. Mentre noi Social Media Manager bruciavamo giorni, settimane, anni alla ricerca del copy* perfetto, a photoshoppare ogni dettaglio, loro andavano, acceleravano — per di più senza sforzi —.

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I Ferragnez hanno alzato l’asticella. Hanno spostato più in là, molto più in là, il confine tra ciò che riconosciamo come finzione e ciò che è — almeno crediamo lo sia — reale.

Ma i SMM* che c’entrano? C’entrano. Perché in questo mondo il pubblico ha affinato i gusti, si è abituato a capire, ad analizzare chi c’è dietro un profilo. Il risultato è che ci troviamo con le mani in mano. Mentre il signor Federico Lucia posta 40 stories al giorno, imperfette, storte, fatte male, piene di spoiler ma — almeno in un’illusione — reali, cosa possono fare le nostre postazioni in ufficio, i nostri PED*, le nostre analisi di crescita, o di engagement*? Nulla.

Così i Ferragnez postano liberi e noi SMM con una mano sul nostro smartphone scrolliamo il feed e li osserviamo invidiosi, mentre con l’altra rispondiamo al cliente che ci chiama insoddisfatto “perché vuole dal fotografo nuovi editing* dell’ultimo shooting* per riprogettare il ped”. 

Glossario del gergo “social”:

Catchy: accattivante, che cattura 

Copy: si definisce copy la parte di testo che il pubblico legge in un post sui social, in un sito web, in un banner di pubblicità.

Editing: dall’inglese “to edit”, modificare. 

Engagement: L’engagement è l’elemento più “social” dei social network e fa riferimento alle interazioni ottenute da un contenuto (like, commenti, condivisioni), pagina o da un annuncio ed è essenziale per le aziende perché connette il brand, un prodotto o un servizio direttamente con la propria target audience.

Funny: divertente

KPI: Indicatori Chiave di Performance, sono dei numeri che vengono monitorati nel tempo per valutare miglioramenti (es: follower della pagina, numero di condivisioni, visite al sito)

Ingaggiante: Creare contenuti ingaggianti significa generare una reazione nel proprio pubblico.

PED: Piano Editoriale. È il documento che si redige per programmare le pubblicazioni social in un arco di tempo. Esso contiene tutto il necessario: foto, copy, giorni di pubblicazione, orari, hashtag. È utile per presentarlo al cliente che tendenzialmente lo approva in anticipo.

Shooting: La sessione di foto professionali

SMM: Abbreviazione di Social Media Manager.