Una riflessione sulla strage di capodanno a Crans-Montana
“SAREBBE BASTATO UN PO’ DI BUON SENSO?”
Ha domandato un giornalista qualche giorno fa parlando della tragedia di Crans-Montana. E a me è istantaneamente venuta l’orticaria.
Perché in questi anni di lavoro su eventi, piccoli, medi e grandi ho capito che in Italia la sicurezza è affidata SOLO al buon senso…ed è proprio questo il problema.
Se escludiamo i grandissimi eventi, festival, stadi, tour mastodontici con budget importanti, nel sottobosco degli eventi di provincia, delle agenzie improvvisate, dei clienti da “un evento l’anno”… DELLA SICUREZZA NON FREGA NIENTE A NESSUNO!
La sicurezza è sempre demandata al buon senso. È demandata al “vedrai che non succede”. È demandata al “non capisco il senso di questa norma”, al “l’abbiamo sempre fatto”, al “nel mio locale non abbiamo mai cosi tanti steward”, al “non ci faremo fermare da due norme per la sicurezza”, fino anche al “abbiamo già promesso questa cosa al cliente”. Tutte frasi che ho sentito dalle mie orecchie.
Quando invece occorre accettare in modo passivo che la norma è tale per evitare la strage. E siccome la strage — le 40 vittime di Crans Montana, QUARANTA — non te la puoi immaginare, non la puoi ipotizzare, la norma ti impone qualcosa che sembra assurdo, che pare eccessivo, che magari è costoso, ma che diventa strettamente utile quando il pericolo decide di mettere piede nel tuo evento.
La sicurezza dovrebbe viaggiare a braccetto con l’evento, dal giorno 0.
Come dico sempre: la sicurezza deve far parte del brief. I paletti imposti dal cliente accanto ai paletti imposti dal budget e ai paletti imposti dalla sicurezza.
Quante volte mi è capitato di frequentare piccoli locali a Milano e magari sedermi a bere un drink accanto a una porta antipatico…chiusa con un lucchetto. Quante volte per USCIRE da un locale impieghiamo minuti e minuti per la ressa che c’è all’interno e all’esterno? Tra chi vuole entrare e chi vuole uscire, magari con una porta che si apre proprio verso l’interno?
Quante volte festeggiamo compleanni in seminterrati di bar, con una sola uscita, senza finestre?
Quante volte vengono tolti gli estintori “perché sono brutti da vedere”?
Perché anche questa volta, come dopo Corinaldo, come dopo Torino siamo qui a prometterci che non succederà più, ma la verità è che non facciamo nulla affinché questo accada. Invece dobbiamo dirci una volta per tutte se questi ragazzi sono morti invano o no. Dobbiamo avere il coraggio di chiederci: li vogliamo far morire ancora?
Allora mi auguro davvero che quando il momento delle frasi fatte e delle stories a caldo sarà finito, quando di Crans-Montana non ci ricorderemo più ma torneremo a vivere i piccoli eventi, le serate carine, le piazze delle nostre città ci sia davvero la possibilità di cambiare passo e di mettere la sicurezza al centro. Tutto il resto è secondario. Tutto il resto è inutile…se non ne usciamo vivi.